lunedì 13 aprile 2009

Decrescita: cultura

Il quarto punto del decalogo sulla decrescita è la cultura, i primi tre li trovate qui.

4. Cultura. “Fuggite dall’omogeneizzazione culturale globale e dall’impero anglosassone (e da qualunque altro impero). Siate creativi, partecipativi. Non siate meri spettatori passivi. Proteggete le culture autoctone, le lingue locali, la cultura rurale, i segni culturali distintivi di ogni popolazione (sia rurale o urbana)… Proteggete le radici, il passato, le differenze, la biodiversità culturale… senza fanatismi. Proteggete gli artisti locali e le piccole industrie culturali di ogni zona. Disprezzate la clonazione culturale, sterile e di cattivo gusto. Dalí disse: ˝Solo l’ultralocale può diventare universale". La cultura locale, l’arte in famiglia, le tradizioni proprie… favoriscono l’identità. Senza identità e senza rispetto per il proprio passato (attenzione, non confondetevi con le mentalità chiuse), nessuno è niente. Rispettate le culture orali. Diffidate dei sistemi culturali verticali. Ricordate che dall’università sono uscite milioni e milioni di persone che hanno attentato contro l’uomo e la Natura (e alcuni/e studiosi/e stimati/e)”.

*Liberarsi dalla televisione
Per entrare nella decrescita, la prima tappa è prendere coscienza dei propri condizionamenti. Il primo portatore di condizionamenti è la televisione. La nostra prima scelta sarà di liberarsene. Così come la società dei consumi riduce l’uomo alla sua dimensione economica – consumatore -, la televisione riduce l’informazione alla superficie, l’immagine. Media della passività, quindi della sottomissione, non smette di far regredire gli individui. Per sua natura, la televisione richiede la rapidità, non tollera i discorsi approfonditi. La televisione inquina al momento della sua produzione, durante l’utilizzo e poi come rifiuto.
Noi le preferiamo la nostra vita interiore, la creatività, imparare a fare musica, fare ed assistere a spettacoli viventi…Per tenerci informati abbiamo delle scelte: la radio, la lettura, il teatro, il cinema, incontrare gente, ecc.

**E di internet? (di Cristiana Lenoci)
Ma cosa succede nel cervello di chi utilizza Internet con una certa frequenza? Un recente studio dello University College di Londra ritiene che le modalità d pensiero e lettura siano completamente cambiati. Poca attenzione per l’analisi e la profondità del racconto, oggi si va al “sodo”, si procede tra titoli e riassunti, passando da un link ad un altro. […] Ma è chiaro che la rapidità di questi passaggi può comportare un calo di attenzione, e soprattutto di memoria. Secondo i recenti studi, infatti, il 10% delle persone tra i 20 e i 35 anni che naviga spesso in Rete accusa disturbi della memoria a più livelli. Di certo lo abbiamo sperimentato tutti noi: inviare un sms mentre navighiamo in Rete, inviare una mail mentre si ascolta l’I-pod, e così via. Se svolgere tutte queste attività contemporaneamente riesce facile a tutti, è ormai difficile concentrarsi, ricordare, selezionare la moltitudine di informazioni che recepiamo ogni giorno da più parti.

***Si sta perdendo, per esempio, la sana e utilissima abitudine di leggere un buon libro nei momenti di relax. Molti preferiscono scorrere pagine su pagine virtuali, senza godere la sensazione delle dita sulla pagina. Bisogna riscoprire queste sensazioni perdute, pur senza negare le grande possibilità di conoscenza e informazioni che il web ci propone. Voi che ne dite?

6 commenti:

  1. Ciao Novalis, ricambio gli auguri, anche se con imperdonabile ritardo. Riguardo al tuo post invece, volevo sottolineare che non è ancora stata tentata una statistica su quan ti siano i navigatori di Internet che abitualmente leggono libri. Non sarei sorpreso di scoprire una percentuale molto alta, com'è infatti quella delle mie personali conoscenze "internaute".

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  2. La sensazione tattile va riabituata, certo. Per quanto mi riguarda, non riesco neppure a non annusare i libri (nuovi). Penso che tecnologia e tradizione debbano andare di pari passo verso un nuovo metodo percettivo delle cose. Coloro che affermano, tout-court, che le nuove 'generazioni tecnologiche' sono più in gamba e intelligenti, a mio avviso, sbagliano. Un essere umano non può misurare la propria intelligenza soltanto basandosi sulle proprie competenze tecnologico-informatiche. Intelligere è la capacità di discernere, di paragonare, di sintetizzare e analizzare i codici. Perciò, l'Uomo è tanto più intelligente quanto più è in grado di capire molti codici e trarne un'opinione critica e personale. Allora va da sè che, leggere ipertesti, di per sè, non è negativo, se tale lettura viene elaborata; bisogna solo prendere coscienza del medium e saper valutare con criterio, magari mettendolo in parallelo con la lettura tradizionale.
    Ufff... scusa... lo sapevo che mi sarei fatto prendere la mano. Però ho cercato di sintetizzare.

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  3. L'uno e l'altro, senz'altro.
    Non tanto per la sensazione fisica del tatto sulle pagine del libro, ma per i "tempi" e i "modi", che inducono un ritmo più cadenzato, più riflessivo, più univoco rispetto al web, dove tutto scorre più veloce, più mischiato e rischia di svanire con più facilità.

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  4. Secondo me, la lettura tradizionale di un libro è basilare, sviluppa la capacità di analisi e riflessione, l'immaginazione ...è un piacere da acquisire prima di altre forme di lettura( come quella più sintetica di pagine web). Sulla televisione concordo: il messaggio trasmesso è subito e la sua comprensione può essere condizionata dalla rapida successione di immagini.

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  5. Cultura: molto interessante la frase di Dalì. Credo che sia questa una delle cose più difficili: uscire dalla globalizzazione culturale che vuole che farci "appassionare" tutti per la stessa cosa.

    Televisione: perfetto. Credo che con la mia ora (scarsa e distratta) settimanale di tv posso andare piuttosto bene!

    Libri: anche io credo che leggere un libro sia qualcosa di basilare, di irrinunciabile, di innato direi. Personalmente non vado da nessuna parte senza portarmi un libro dietro per leggerlo in qualsiasi momento libero. E prima di dormire la mia mezzora di lettura non me la toglie nessuno. E' vero, però, quello che dici su internet: si è abbassato il livello - e forse anche la capacità - di approfindimento. E' un rischio grosso che va affrontato e risolto. Internet è un media potentissimo, ma va affrontato con attenzione

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  6. Non solo l'abitudine alla lettura, anche alla scrittura. Se si scrive sempre con la tastiera si perde il senso e la misura dello scrivere. Cos'è lo scrivere se non un prolungamento del pensiero che leggi nella mente. Molti informatici hanno perso il senso dello scrivere. Bisognerebbe prendere nota a mano, anche trascrivere frasi, paragrafi letti per non perdere l'esercizio del pensiero scritto. Internet, da questo punto di vista è deleteria.

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