lunedì 23 febbraio 2009

Decrescita: società

Dopo il primo sull'alimentazione, prendiamo in considerazione ora il secondo punto: la società:

"Mantenete unita la vostra famiglia. Tessete alleanze con i vicini, con i genitori dei compagni di scuola dei vostri figli (se vanno a scuola), con i colleghi di lavoro, con tutta la *comunità e soprattutto con i familiari più stretti e lontani e con i vostri amici. Associatevi a cooperative, spacci, reti di consumo locale… Proteggete il piccolo **commercio e le eco-nomie locali, gli artigiani e gli ***agricoltori locali. Promuovete il modello di società mediterranea, cordiale, semplice. È ecologico, salutare e dona il buon umore".

*Sviluppo della persona
La società dei consumi ha bisogno di consumatori servili e sottomessi che non desiderino più essere degli umani a tutto tondo. Questi non possono più esistere che grazie all’abbrutimento, per esempio davanti alla televisione, ai “divertimenti” o al consumo di psicofarmaci (Prozac…)
Al contrario, la decrescita economica ha come condizione uno sviluppo sociale ed umano. Arricchirsi sviluppando la propria vita interiore. Privilegiare la qualità della relazione con se stessi e con gli altri a detrimento della volontà di possedere degli oggetti che a loro volta vi possiederanno. Cercare di vivere in pace, in armonia con la natura, non cedere alla propria violenza, ecco la vera forza.

**Boicottare la grande distribuzione
La grande distribuzione è inscindibile dall’automobile. Disumanizza il lavoro, inquina e sfigura le periferie, uccide i centri delle città, favorisce l’agricoltura intensiva, centralizza il capitale, ecc. La lista dei flagelli che rappresenta è troppo lunga per essere elencata qui.
Noi le preferiamo: prima di tutto consumare meno, l’autoproduzione alimentare (l’orto), poi le botteghe di quartiere, le cooperative, l’artigianato. Questo ci porterà anche a consumare meno e a rifiutare i prodotti industriali.

***Consumare prodotti locali
Quando si compra una banana delle Antille, si consuma anche il petrolio necessario al suo trasporto verso i nostri paesi ricchi. Produrre e consumare localmente è una delle condizioni migliori per entrare nel movimento di decrescita, non in senso egoistico, chiaramente, ma al contrario perché ogni popolazione ritrovi la sua capacità di autosufficienza. Per esempio, quando un contadino africano coltiva delle noci di cacao per arricchire qualche dirigente corrotto, non coltiva di che nutrirsi e nutrire la sua comunità.

[appunti trovati in rete nei siti della decrescita]

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2 commenti:

Riverinflood ha detto...

Allora sono più che fortunato, visto che le cose di cui alla premessa già fanno parte del mio bagaglio di vita, da quando sto in campagna. Con l'orto ho un rapporto anora primitivo ma già molto proficuo. Certo non si può far tutto, visto che per tutto il resto si dipende e si vive in un contesto sociale che è duro da consapevolizzare. Ma credo che ci voglia una campagna d'informazione seria e concreta per arrivare a dei piccoli risultati. LO sconquasso del consumismo ha coinvolto tutti e molti vecchi mestieri che erano a capo della propria esistenza bisogna ora reinventarseli.

coscienza critica (italiani imbecilli) ha detto...

Come non essere d'accordo?
Personalmente ho da tempo adottato uno stile di vita che mira all'umanizzazione (ad esempio abolendo l'automobile). Ma quello che non mi riesce di fare è trovare negozi e botteghe a conduzione familiare, capaci di essere davvero competitivi nei prezzi. Molti di questi negozianti, poi, speculano anche sul biologico (che dovrebbe costare meno e invece...). Perciò confido in un progressivo miglioramento.

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