venerdì 29 giugno 2012

Abbas: La mia fotografia è una riflessione

Abbas si racconta.

La mia fotografia è una riflessione che prende vita nell'azione e conduce alla meditazione.

La spontaneità – il momento sospeso - interviene durante l'azione, nel mirino. Le precede una riflessione sul soggetto. La segue una meditazione sulle finalità, ed è qui, durante questo esaltante e fragile momento, che si sviluppa la vera scrittura fotografica, mentre si mettono le immagini in sequenza. Per questo è necessario lo spirito di uno scrittore. Forse che la fotografia non è “scrivere con la luce”? Con la che, mentre lo scrittore è padrone della sua, il fotografo è posseduto dalla sua fotografia, dal limite imposto dal reale, che deve trascendere se non vuole diventarne prigioniero.

Quanto alla fotografia, per me è naturale vedere in bianco e nero. Il mondo può essere colore ma il bianco e nero lo trascende. Quando lavoro spengo l’interruttore, e mi trovo in uno stato di grazia.

Comincio a vedere in bianco e nero. Qualsiasi tono di colore io lo traduco in toni di grigio, nero e bianco. Ti consente di lavorare in un modo diverso.

Quando non devi lavorare con i colori della realtà, lavori davvero con altre cose.

Ero solito descrivermi come un fotogiornalista e ne ero molto orgoglioso. Si trattava di scegliere se pensare a se stessi come fotogiornalista o come artista.

Non era per umiltà che mi chiamavo fotogiornalista, ma per arroganza. Pensavo che il fotogiornalismo fosse superiore. Oggi non mi definisco più fotogiornalista, perché, usi le tecniche di un fotogiornalista e le mie foto vengano pubblicate su giornali e riviste, mi dedico alle cose in profondità e per lunghi periodi di tempo. I miei progetti possono durare cinque anni, o sette come nel caso del progetto sull’Islam. I miei libri sono al ia espressione. Assomiglia più al lavoro di uno scrittore che a quello di un fotogiornalista.

La vita

Nato fotografo, Abbas è un iraniano trapiantato a Parigi.
Dal 1970 al 1978, pubblica sulle riviste internazionali le immagini dei conflitti politici e sociali dei paesi del Sud del mondo, tra cui il Biafra, il Bangladesh, il Vietnam, il Medio Oriente, il Cile, il Sudafrica con un notevole articolo sull'apartheid.
Dal 1978 al 1980, fotografa la rivoluzione iraniana, un lavoro che lo vede «non solo impegnato come nei miei altri reportages, ma implicato:era il mio paese, il mio popolo, la mia rivoluzione». Il suo libro Iran, la Révolution Confisquée (Parigi, Clétrat 1979) lo costringe ad un esilio volontario durato 17 anni.
Dal 1983 al 1986 attraversa il Messico e lo fotografa in un lungo reportage realizzato nello stesso modo in cui si scrive un romanzo. Una mostra e un libro Return to Mexico, journeys beyond the mask (New York, W.W.Norton 1992), con alcuni brani del suo diario di viaggio, sono il frutto delle sue ricerche estetiche.
Dal 1987 al 1994, dallo Xinkiang al Maghreb, fotografa il mondo islamico in un momento di sua grande espansione. Spinto dal desiderio di comprendere le tensioni interne che tormentano le società musulmane, il suo libro Viaggio negli Islam del mondo (Contrasto 2002) illustra le contraddizioni di un'ideologia che s'ispira ad un passato mitico e che aspira alla modernità e alla democrazia.
Dal 1995 al 2000 percorre le terre del cristianesimo, proprio quando l'anno 2000 impone al calendario universale questa religione come simbolo del potere dell'Occidente. Il suo libro Voyage en Chrétientés (Parigi, La Martinière 2000) fotografa questa religione non solo come rituale ma anche come fenomeno politico e spirituale.
Abbas è attualmente impegnato in un lavoro sul paganesimo delle società tradizionali, come quello che rinasce in una serie di nuove sette, definite dallo stesso Abbas neo-pagane.
Tra le sue mostre personali: Musée d'Art Moderne, Teheran 1980; the Photographer's Gallery, Londra 1982; Centre Culturel de Mexique, Parigi 1990; Escuela de Bellas Artes, Almeria 1991; Centro de la Imagen, Messico 1994; Place Royale, Bruxelles 1999; Institut du Monde Arabe, Parigi 2001.
Dopo il 1981, Abbas è membro dell'Agenzia Magnum di cui assume la presidenza dal 1998 al 2001.

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