venerdì 15 giugno 2012

Harry Gruyaert: la forza del colore

Harry Gruyaert si racconta.

Il mio lavoro racconta molto di me e dei soggetti che fotografo. Io non creo saggi giornalistici; certo non nego il valore del giornalismo, ma non mi interessa particolarmente. Quel che è importante per me, alla fine, è la forza di ogni singola immagine. Ognuna poi può essere vista insieme alle altre, realizzate sullo stesso tema, e insieme tutte possono creare un accumulo d'intensità - come si tratasse di un elogio del soggetto ritratto o di una profonda esperienza su questo stesso soggetto. Non ho mai voluto fare altro che fotografia... 

Mentre le immagini del Marocco erano sempre esteticamente belle - lì il lavoro ruota proprio intorno alla bellezza -, in Belgio era la banalità del luogo, in termni di soggetto, materia e colore, ad essere stimolante. C'è una qualità surreale di quel Paese che mi affascina, una sorta di incantesimo che è molto visivo, ma che è difficile cogliere quando sei lì da un pò. Molte delle migliori fotografie che ho fatto in Belgio, le ho scattate appena sceso dal treno che veniva da Parigi. 

Il pittore Pierre Alechinsky ha detto che l'arte dovrebbe essere una terapia - qualcosa che fai perchè ne hai veramente bisogno. Non pretendo di fare arte - anche se spero che qualcuna delle mie immagini possa raggiungere un tale livello. E' molto pretenzioso affermare "sono un artista", così dico solo "sono un fotografo". Ma penso alla fotografia come a una terapia, qualcosa che ho bisogno di fare. Se non scatto fotografie per un mese, mi manca molto. E' una relazione col mondo di cui sento necessità, una distanza: come essere più presente e in qualche modo meno presente al tempo stesso. Posso realizzare foto professionalmente, scattando in impianti industriali o in qualsiasi altra situazione lavorativa. Mi piace farlo; amo trovare soluzioni visive secondo le diverse esigenze. Ma la fotografia che sento più vicina a me è quella che nasce da questo personale, insopprimibile bisogno. 

 la vita 

1941 - nasce ad Anversa, in Belgio, si avvicina presto al mondo dell'immagine grazie al padre, insegnante di tecnica fotografica.
1960 - 1963 - studia all'E'cole du Cinemà et de la Tèlèvision di Bruxelles. 
1965 - scopre il Marocco, dove tornerà molto spesso nei successivi vent'anni. 
1966 - decide di diventare fotografo a tempo pieno. 
1972 - realizza il suo primo lavoro di ampio respiro, TV Shots: fotografie di uno schermo televisivo. 
1973 - si trasferisce a Parigi. 
1976 - riceve l'importante premio Kodak della critica fotografica. 
1977 - 1980 - realizza reportage da tutto il mondo: Egitto, India, Vietnam, Yemen, Cina,Italia ecc. 
1981 - entra a far parte di magnum Photos, e fino al 2003 realizza lavori per: National Geographic, Renault, Audi, Ford, Elf, Iveco, Lavazza ecc. 

In ogni lavoro la ricerca è sempre costante e precisa, nel tentativo di catturare al meglio la sottigliezza della luce e la forza del colore. 

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