giovedì 22 gennaio 2009

The Cure – Disintegration (1989)


Non riesco ad immaginare quanto sarebbe vuota la mia vita senza i miei dischi, soprattutto certi dischi, a cui sono particolarmente affezionato. Raramente ho avuto dei “colpi di fulmine” ed ho imparato a conoscere le opere molto lentamente, anche dopo mesi di ascolti. Con Disentegration è stato diverso, mi è piaciuto sin dal primo ascolto.

A mio parere è di molti, questo è il miglior album dei Cure, per alcuni, di ogni tempo.
Con ogni probabilità lo si può inserire nella miglior trilogia insieme a Pornography (1982) e Bloodflowers (2000). Ancora una volta Robert Smith e la sua band riescono a sorprendere. Disintegration è un’opera decadente, un manifesto dark, un disco che se lo avesse inciso Baudelaire lo avrebbe chiamato “I fiori del male”.
I dodici brani di Disintegration producono 71 minuti di suoni ammalianti, carichi di forti sentimenti, con un sound inquietante, triste, a volte spettrale. Sembra proprio che questo sia l’ultimo disco di Smith, come sempre viene annunciato, ma non sarà cosi. Robert ha trent’anni, e ha ancora parecchie cose da scrivere, sono i fumi dell’alcol, a fargli dire questo, in realtà è il potere della musica a salvarlo sempre, da ogni situazione. In ogni album Smith butta fuori tutte le sue angosce, tutte le sue paure, ogni disco è per lui terapeutico, è una liberazione, è una serie di sedute dallo psicoanalista, è una salvezza, ma è un pugno allo stomaco per noi, per noi che lo ascoltiamo.
La leggenda parla di devastanti effetti fisici all'ascolto di "Lullaby" e "Pictures of you", di pianti a dirotto con “Lovesong” e “Closedown”, e non costa fatica crederci. Le malinconie di “Homesick” e “The Same Deep Water as You”, le tristezze di “Prayers for Rain” e “Untitled”, le ritmate, “Disintegration” e “Fascination Street”, le suggestive “Last Dance” e “Prayers for Rain”, sono brani carichi di emozioni, dolci e splendidi e fanno di questo disco un capolavoro della fine degli anni ottanta. Disintegration è un disco molto suonato, con molta musica, dei dodici brani del disco metà superano i sei minuti, un’eternità, per un gruppo pop.
Con Disintegration, Smith e la sua band, raggiungono il massimo della maturazione, sia nel lirismo dei testi e sia nella composizione sonora. 4,5/5

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10 commenti:

paloz ha detto...

Urca, non pensavo che ti muovessi anche in ambito dark.
Io sinceramente non riesco a ricordare se questo l'ho ascoltato, ma ricordo bene sia "Pornography" che "17 seconds", due dischi davvero magnifici.

Franco Zaio ha detto...

Sottoscrivo tutto, anche se Faith forse era meno barocco. Lullaby non mi è mai piaciuta, invece. Non è da sottovalutare The head on the door, più pop ma con canzoni indimenticabili (anche lì: Close to me è la peggiore, per me).

em ha detto...

io sinceramente lo trovo stucchevole: se ci pensi è stato il disco della svolta mainstream... la mia trilogia (+1) è sempre stata "seventeen seconds" "pornography" e "three imaginary boys" + "kiss me kiss me kiss me"...

em ha detto...

p.s. "bloodflowers" invece lo trovo proprio pessimo...

Anonimo ha detto...

a differenza di emme io lo trovo bellissimo insieme a three imaginary boys e a pornography...sono cresciuto con i cure grazie al mio grande amico puccio e devo molto a robert smith. ciao sirva'.
Fausto

Saamaya ha detto...

io son rimasta affezionata ai Cure dell'esordio. oggi ricordo con affetto il mio periodo da dark-woman...

novalis ha detto...

@ e si Paloz, mi muovo, mi muovo

@ Close to me, è un brano da hit. Benvenuto Franco

@ em: second...o me, sono due periodi diversi, il primo di ricerca e rottura, il secondo riflessivo e maturo. Concordo sul +1

@ a Fa', non si ride più, ci sei mancato. Spero tutto bene :-)

@ Saamaya, abbiamo tutti un pò di dark nel nostro passato!
...che cavolo ho detto? non so, ma mi pareva bella :-)

ReAnto ha detto...

Non è il migliore ,ma contiene dei piccoli gioielli, secondo me naturalmente ,

Carmine ha detto...

Bel disco, l'ho scoperto tardi e mi ha molto impressionato la facilità della musica e di contrasto il suo effetto emotivo, quasi solenne.
Bella recensione.
P.S. Nella penultima riga hai fatto un errore di battitura ed hai scritto "disentegration".

novalis ha detto...

Grazie @Carmine ☺

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