venerdì 16 marzo 2012

Henri Cartier-Bresson: La fotografia è una mannaia


Henri Cartier-Bresson si racconta.


La macchina fotografica è per me un blocco di schizzi, lo strumento dell’intuito e della spontaneità, il detentore dell’attimo che, in termini visivi, interroga e decide nello stesso tempo. Per “significare” il mondo, bisogna sentirsi coinvolto in ciò che si inquadra nel mirino. Questo atteggiamento esige concentrazione, sensibilità, senso geometrico.
E’ attraverso un’economia di mezzi e soprattutto l’abnegazione di sé che si raggiunge la semplicità espressiva.

Fotografare è trattenere il respiro quando tutte le nostre facoltà convengono per captare la realtà fugace; a questo punti l’immagine catturata diviene una grande gioia fisica e intellettuale.

Fotografare è riconoscere nello stesso istante e in una frazione di secondo un evento e il rigoroso assetto delle forme percepite con lo sguardo che esprimono e significano tale evento. E’ porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore.
E’ un modo di vivere.


La mia grande passione è il tiro fotografico, che è poi un disegno accelerato, fatto di intuizione e di riconoscimento di un ordine plastico, frutto della mia frequentazione dei musei e delle gallerie di pittura, della lettura e della curiosità per il mondo.
La “tecnica” è importante solo se riesci a controllarla al fine di comunicare quello che vedi.


La tua personale “tecnica” devi creartela e addatarla all’unico fine di rendere la tua visione evidente sulla pellicola. Ma solo il risultato conta, e la prova conclusiva è data dalla stampa fotografica; altrimenti non ci può essere un limite agli scatti che, secondo i fotografi, si avvicinerebbero a ciò che stavano per afferrare – e che non è altro che la memoria nell’occhio della nostalgia.
Il tempo corre e fluisce e solo la nostra morte riesce ad afferrarlo. La fotografia è una mannaia che coglie nell’eternità l’istante che l’ha abbagliata.


La vita


Henri Cartier-Bresson nasce nel 1908 a Chanteloup, in Francia. Dopo gli studi liceali si appassiona alla pittura e alle idee dei surrealisti.
1930 – Parte per la Costa d’Avorio, al suo ritorno comincia a fotografare.
1932 – Espone alla galleria Julien Levy di New York e in seguito a Madrid.
1934 – Trascorre un anno in Messico
1935 – Si trasferisce negli Stati Uniti e si interessa di cinema.
1936 – Torna in Francia e lavora come assistente alla regia con Jean Renoir.
1940 – Viene fatto prigioniero dai tedeschi e nel 1943 riesce ad evadere.
1943 – Partecipa alla resistenza.
1947 – Fonda con Capa, Seymour e Rodger l’agenzia Magnum Photos.
1948 – Parte per l’India, Cina e Indonesia.
1952 – Torna in Europa e due anni dopo parte per Cuba, Messico, Canada e Giappone.
1970 – Apre a Parigi la sua prima mostra “En France”.
1974 – Si dedica al disegno.
1981 – Viene insignito del Gran Premio Nazionale per la Fotografia Francese.
1986 – Del premio Novecento di Palermo.
2000 – Decide di creare la fondazione omonima, e nel 2002 viene riconosciuta di utilità pubblica da parte del governo francese.
2004 – Il 3 agosto muore all’età di 95 anni.

Link: Google Immagini - Foto e-books - Magnum Photos - La Fondazione - Portraits

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